domingo, 13 de noviembre de 2011

Il nazista Paveliç e l'arcivescovo Stepinac, alleati di genocidio

Il testo che segue è la traduzione letterale di quello presentato da Karlheinz Deschner il 26 dicembre 1993 in occasione dell'ultima puntata della sua serie televisiva sulla politica dei Papi nel XX secolo. Questa serie è stata trasmessa in Germania da Kanal 4. Il testo è stato ripreso dalla rivista marxista tedesca Konkret (n. 3-1994) e tradotto in italiano a cura del Coordinamento Romano per la Jugoslavia.

Il Papato di Roma - divenuto grande attraverso la guerra e l'inganno, attraverso la guerra e l'inganno conservatosi tale - ha sostenuto nel XX secolo il sorgere di tutti gli Stati fascisti con determinazione, ma più degli altri ha favorito proprio il peggior regime criminale: quello di Ante Paveliç in Jugoslavia.
Questo ex-avvocato zagrebino, che negli anni '30 addestrò le sue bande soprattutto in Italia, fece uccidere nel 1934 a Marsiglia il re Alessandro di Jugoslavia in un attentato che costò la vita anche al ministro degli Esteri francese. Due anni più tardi celebrò con un libello le glorie di Hitler, "il più grande ed il migliore dei figli della Germania", e ritornò in Jugoslavia nel 1941, rifornito da Mussolini con armi e denari, al seguito dell'occupante tedesco. Da despota assoluto Paveliç si pose nella cosiddetta Croazia Indipendente a capo di tre milioni di Croati cattolici, due milioni di Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci nonché numerosi gruppi etnici minori. Nel mese di maggio cedette quasi la metà del suo paese con annessi e connessi ai suoi vicini, soprattutto all'Italia, dove con particolare calore fu accolto e benedetto da Pio XII in udienza privata (benché già condannato a morte in contumacia per il doppio omicidio di Marsiglia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia). Il grande complice dei fascisti si accomiatò da lui e dalla sua suite in modo amichevole e con i migliori auguri, letteralmente, di "buon lavoro".

Così ebbe inizio una crociata cattolica che non ha nulla da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo, ma piuttosto li supera. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della "Croazia Indipendente" furono saccheggiate, annientate, molte trasformate persino in magazzini, gabinetti pubblici, stalle. Duecentoquarantamila Serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa settecentocinquantamila furono assassinati. Furono fucilati a mucchi, colpiti con la scure, gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette "Case del Signore", ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, oppure si tagliavano le orecchie ed il naso, da vivi li si seppelliva, erano sgozzati, decapitati o crocifissi. Gli Italiani fotografarono un sicario di Paveliç che portava al collo due collane fatte con lingue ed occhi di esseri umani.
Anche cinque vescovi ed almeno 300 preti dei Serbi furono macellati, taluni in maniera ripugnante, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto era fatto letteralmente a pezzi dinanzi a lui. L'ottantenne Metropolita di Sarajevo, Petar Simonic, fu sgozzato. Ciononostante l'arcivescovo cattolico della città di Oden scrisse parole in lode di Paveliç, "il duce adorato", e nel suo foglio diocesano inneggiò ai metodi rivoluzionari, "al servizio della Verità, della Giustizia e dell'Onore". Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia" furono così terribili che scioccarono persino gli stessi fascisti italiani; anche alti comandi tedeschi protestarono, diplomatici, generali, persino il servizio di sicurezza delle SS ed il ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop. A più riprese, di fronte alle "macellazioni" di Serbi, truppe tedesche intervennero contro i loro stessi alleati croati.

E questo regime - che ebbe per simboli e strumenti di guerra "la Bibbia e la bomba" - fu un regime assolutamente cattolico, strettamente legato alla Chiesa Cattolica Romana, dal primo momento e sino alla fine. Il suo dittatore Ante Paveliç, che era tanto spesso in viaggio tra il quartier generale del Führer e la Berghof hitleriana quanto in Vaticano, fu definito dal primate croato Stepinac "un croato devoto", e dal papa Pio XII (nel 1943!) "un cattolico praticante". In centinaia di foto egli appare fra vescovi, preti, suore, frati. Fu un religioso ad educare i suoi figli. Aveva un suo confessore e nel suo palazzo c'era una cappella privata. Tanti religiosi appartenevano al suo partito, quello degli ustasa, che usava termini come dio, religione, papa, chiesa, continuamente. Vescovi e preti sedevano nel Sabor, il parlamento ustasa. Religiosi fungevano da ufficiali della guardia del corpo di Paveliç. I cappellani ustasa giuravano ubbidienza dinanzi a due candele, un crocifisso, un pugnale ed una pistola. I Gesuiti, ma più ancora i Francescani, comandavano bande armate ed organizzavano massacri: "Abbasso i Serbi!". Essi dichiaravano giunta "l'ora del revolver e del fucile"; affermavano "non essere più peccato uccidere un bambino di sette anni, se questo infrange la legge degli ustasa".

"Ammazzare tutti i Serbi nel tempo più breve possibile": questo fu indicato più volte come "il nostro programma" dal francescano Simic, un vicario militare degli ustasa. Francescani erano anche i boia dei campi di concentramento. Essi sparavano, nella "Croazia Indipendente", in quello "Stato cristiano e cattolico", la "Croazia di Dio e di Maria", "Regno di Cristo", come vagheggiava la stampa cattolica del paese, che encomiava anche Adolf Hitler definendolo "crociato di Dio". Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano Filipovic-Majstorovic per comandante, che fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29 agosto 1942, 1.360 persone con una mannaia. Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac, ringraziò il clero croato "ed in primo luogo i francescani" quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustasa. E naturalmente il primate, entusiasta degli ustasa, vicario militare degli ustasa, membro del parlamento degli ustasa, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti, come d'altronde Sua Santità lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza dopo l'altra ai Croati, a ministri ustasa, a diplomatici ustasa, e che alla fine del 1942 si rivolse alla Gioventù Ustasa (sulle cui uniformi campeggiava la grande "U" con la bomba che esplode all'interno) con un: "Viva i Croati!".

I Serbi morirono allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del 10-15% della popolazione della Grande Croazia - tutto ciò esaurientemente documentato e descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Paepste im XX Jahrhundert, Rohwohl 1993; si veda pure L'Arcivescovo del genocidio, di M.A. Rivelli, ediz. Kaos 1999]. E se non si sa nulla su questo bagno di sangue da incubo non si può comprendere ciò che laggiù avviene oggi, avvenimenti per i quali lo stesso ministro degli Esteri dei nostri alleati Stati Uniti attribuisce una responsabilità specifica ai tedeschi, ovvero al governo Kohl-Genscher.

Più coinvolto ancora è solo il Vaticano, che già a suo tempo attraverso papa Pio XII non solo c'entrava, ma era così impigliato nel peggiore degli orrori dell'era fascista che, come già scrissi trent'anni fa, "non ci sarebbe da stupirsi, conoscendo la tattica della Chiesa romana, se lo facesse santo". Comunque sia: il Vaticano ha contribuito in maniera determinante alla instaurazione di interi regimi fascisti degli anni venti, trenta e quaranta. Con i suoi vescovi ha sostenuto tutti gli Stati fascisti sistematicamente sin dal loro inizio. È stato il decisivo sostenitore di Mussolini, Hitler, Franco, Paveliç; in tal modo la Chiesa romano-cattolica si è resa anche corresponsabile della morte di circa sessanta milioni di persone, e nondimeno della morte di milioni di cattolici. Non è un qualche secolo del Medioevo, bensì è il ventesimo, per lo meno dal punto di vista quantitativo, il più efferato nella storia della chiesa.

POSTILLA:
In occasione del primo viaggio in Croazia di Giovanni Paolo II, il quotidiano italiano la Repubblica taceva su tutto quanto sopra raccontato, però scriveva: "...Ma il contatto con la folla fa bene a Giovanni Paolo II. I fedeli lo applaudono ripetutamente. Specie quando ricorda il cardinale Stepinac, imprigionato da Tito per i suoi rapporti con il regime di Ante Paveliç, ma sempre rimasto nel cuore dei Croati come un'icona del nazionalismo. Woityla, che sabato sera ha pregato sulla sua tomba, gli rende omaggio, però pensa soprattutto al futuro..." (la Repubblica, 12-9-1994). Tre anni dopo, lo stesso papa proclamava beato il nazista Stepinac, con una pomposa cerimonia alla quale partecipava pure Franjo Tudjman, regista della cacciata di tutta la popolazione serba delle Krajne nella versione di fine secolo della "Croazia indipendente".





Parte 1 - MACELLO ETNICO
[Estratto] "Il più grande massacro etnico si compì in Jugoslavia, poco dopo l'invasione tedesca dell'Aprile 1941.
La creazione dello stato separatista di Croazia... controllato dai fascisti, Cattolici, dal movimento estremista Ustasha che preparava la tragedia... Adesso, la Croazia storica si era espansa fino a includere la Bosnia-Herzegovina e altri territori, e gli Ustasha furono messi al governo di una popolazione di circa 7 milioni di persone, di cui la metà Croata, altri 2 milioni erano serbi, e circa 750.000 Mussulmani, e piccole comunità di protestanti e ebrei... Il Ministro dell'Educazione, Mile Budak, chiarì il proclama degli Ustasha: 'la nostra nuova Croazia si sbarazzerà dei serbi tra di noi, allo scopo di avere il cento per cento di cattolici tra dieci anni.'
Prof. Clive Ponting, "Armageddon," Random House, Inc., New York, 1995, pagg. 231-232.


Parte 2 - EFFERATEZZA INSUPERATA
[Estratto] "In Bosnia... i fascisti croati iniziarono il massacro dei serbi che, in tutto il periodo della seconda guerra mondiale, fu sorpassato in ferocia solo dallo sterminio degli ebrei polacchi.
Le citazioni è stata ripetuta diverse volte da tute le versioni dell'Encyclopedia Britannica dal 1971 al 1987. Si può trovare, per esempio, nell'Encyclopedia Britannica Edizione 1971, Volume 23, pag. 922 o nell'Encyclopedia Britannica, Edizione 1987, Volume 29, pag. 1054.
(Capitolo intitolato: "Jugoslavia, 2° G.M."). Non si trovano più nelle edizioni seguenti. Molti dei dati precedenti divennero politicamente scorretti, fin da quando gli USA e la Germania iniziarono a sponsorizzare la nuova Croazia indipendente, alla fine degli anni '80.

Parte 3 - METODI DI STERMINIO DEGLI 'ELEMENTI ESTRANEI'
[Estratto] "La Croazia [sotto il controllo fascista, si chiamava 'Stato indipendente di Croazia' o 'Nazavisna Drzava Hrvatska,' da cui le iniziali NDH) ... Instaurato durante la 2° G.M., esistette dall'Aprile 1941 al Maggio 1945. La sua area occupava quello che oggi è la Repubblica Federativa di Croazia e la Repubblica Federativa di Bosnia e Herzegovina... la sua capitale era Zagabria. Aveva una popolazione di 6.3 milioni di persone, di cui 3.3 milioni croati cattolici, 1.9 milioni di serbi, 700.000 Mussulmani... 40.000 ebrei e 30,000 Zingari...
" ... Poco dopo la presa del potere, gli Ustasha, con l'aiuto di molti croatI, iniziarono la cosiddetta ' Purga della Croazia dagli elementi esteri' il cui scopo principale era lo sterminio della minoranza serba.
"In una brutale campagna terroristica, più di mezzo milione di serbi venne uccisa, circa 250.000 furono espulsi, e 200.000 forzati alla conversione al cattolicesimo.
"Il regime Ustasha in Croazia, che guidò, nell'estate 1941 lo sterminio e la cacciata dei serbi, fu uno degli episodi più orrendi della seconda guerra mondiale.
"gli assassini in massa attuati dagli ustasha erano straordinariamente primitivi e sadici: migliaia vennero gettati dalle cime montane, altri bastonati a morte, o ebbero le gole tagliate, interi villaggi furono bruciati, le donne violentate, le popolazioni sottoposte alle marce della morte in pieno inverno, e molti altri sfruttati a morte."
'Encyclopedia of the Holocaust,' Vol. 1, pag. 323, capitolo: 'Croatia.'

Parte 4 - STERMINIO DI SERBI E EBREI
[Estratto] "Nell'Aprile 1941 i separatisti croati dell'organizzazione fascista croata 'Ustasha' installarono a Zagabria un regime indipendentista croato, con Ante Paveliç quale fuehrer, o "Poglavnik," e con il maresciallo Slavko Kvaternik come ministro della guerra. "Il nuovo stato, organizzato su linee strettamente fasciste e autoritarie, eccelse subito, per ferocia e crudeltà, nella persecuzione, e parziale sterminio, della grande minoranza serba e della piccola popolazione ebrea..."
"Encyclopedia Britannica, 1943 - Book of the year," pag. 215, Capitolo: 'Croatia'

Parte 5 - SCIOCCARE I TEDESCHI

[Estratto] "Slavko Kvaternik spiegava [in un programma della radio il 10 Aprile 1941, il giorno della nascita dello 'Stato indipendente di Croazia'] come una Croazia pura sarebbe stata costruita - forzando un terzo dei serbi a lasciare la Croazia, un altro terzo a convertirsi al cattolicesimo, e un altro terzo ancora sarebbe stato sterminato. Subito le bande di ustasha iniziarono un'orgia di sangue, con l'assassinio in massa di serbi, sfortunatamente troppi per essere convertiti o scacciati in tempo dalla Croazia.
"L'enormità di questo crimine scioccò persino la coscienza dei comandanti tedeschi, ma Paveliç aveva il supporto personale di Hitler per questa azione, che provocò centinaia di migliaia di morti tra i serbi in Croazia e Bosnia-Herzegovina."
'Worldmark Encyclopedia of the Nations,' Europa, edizione 1995, pag. 91, capitolo: 'Croatia.'

Parte 6 - UCCISE 'SOLO' 750.000 PERSONE
[Estratto] "La ricetta ortodossa di Ante Paveliç, capo degli Ustashi e Fuehrer croato, ricorda una guerra religiosa nei suoi aspetti più sanguinari: un terzo doveva divenire cattolico, un terzo doveva lasciare il paese, e un terzo doveva morire. L'ultimo punto venne eseguito. Quando i dirigenti del movimento Ustashi dichiaravano che avrebbero massacrato un milione di serbi (incluso neonati, bambini, donne e vecchi), questa è la mia opinione, è una esagerata vanteria. Secondo i documenti che possiedo, la mia stima del numero di indifesi massacrati è circa di 750.000 persone".
Herman Naubacher, "Sonderauftrag Sudosten 1940-1945. Bericht eines fliegenden Diplomate," Gottingen, 1956, pag.31. Naubacher era un assistente personale di Hitler's per gli affari dell'Europa del Sud-est e dei Balcani.

Parte 7 - BESTIALITÀ INDESCRIVIBILE

[Estratto] "Gli Ustashi uccisero e torturarono ebrei e serbi in modo indescrivibilmente bestiale. Uno dei più famosi campi dell'Europa di Hitler: Jasenovac, era in Croazia. Qui gli Ustashi usavano strumenti primitivi per mettere a morte le loro vittime: coltelli, asce, e altri strumenti simili. Un modo caratteristico era legare una coppia di prigionieri, schiena a schiena, e gettarli sul fiume Sava. Una fonte stima che 770.000 serbi, 40.000 zingari e 20.000 ebrei furono assassinati nel campo di Jasenovac."
Dr. Nora Levin, "The Holocaust - The destruction of European Jewry 1933 - 1945," Schocken Books, New York, Edizione 1973, pag. 515

Parte 8 - SUPERARE I NAZISTI
[Estratto] "In Croazia i fascisti del regime locale intrapresero una politica di 'purificazione razziale' che superò persino i metodi dei nazisti. Minoranze come ebrei o zingari furono eliminate, così come i serbi: venne dichiarato che un terzo dei serbi sarebbe stato deportato, un terzo convertito al cattolicesimo, un terzo liquidato... le bande Ustasha terrorizzavano la campagna. La parziale collaborazione del clero cattolico in tali azioni, continua a essere elemento dei sospetti dei serbi di Croazia."
'Encyclopaedia Britannica,' Edizione 1991, Macropedia, Vol. 29, pag. 1111

Parte 9 - SPONSOR CLERICALI
[Estratto] "Le fonti imparziali sono d'accordo nel fatto che il genocidio venne autorizzato dallo stato di Croazia. Concorse nell'istigare, pianificare e eseguire assassini di massa contro la minoranza serba ortodossa... e che il clero cattolico approvasse, conducesse o non denunciasse i massacri. L'odio collettivo croato verso i serbi ortodossi era esplicito nelle gente, come dimostra il detto: "serbi ai pioppi (impiccare i serbi)."
Nel giugno 1941 "NIENTE SERBI, EBREI, NOMADI ['Zingari'] E CANI" - Testo di testimonianza sul governo della Croazia secessionista nel giugno 1941.
Prof. Helen Fein, "Accounting for Genocide - Victims and Survivors of the Holocaust," The Free Press, New York, Edizione 1979, pagg. 102-103.

Parte 10 - IL CLERO CATTOLICO PARTECIPÒ CON FIEREZZA
[Estratto] "i monaci cattolici e altri preti erano fieri di aver preso parte a questa lotta per la 'purezza' della terra croata.
'The New Encyclopedia Britannica,' edizione 1986, Macropedia (studiare a fondo), Volume 27, page 467, capitolo: 'Fascism in the Balkans (1930's).'

Parte 11 - IL PIÙ GRANDE GENOCIDIO IN RAPPORTO ALLA POPOLAZIONE
[Estratto] "Il più grande genocidio durante la seconda guerra mondiale, in proporzione alla popolazione di una nazione, fu attuato non nella Germania nazista, ma nello stato fantoccio filo-nazista di Croazia. Qui, negli anni 1941-1945, circa 750.000 serbi, 60.000 ebrei e 26.000 zingari, uomini, donne, bambini, morirono in un gigantesco olocausto. Questa è l'espressione usata da parecchi autori stranieri, soprattutto tedeschi, che erano nella posizione migliore per sapere...
"...La gravità e la natura bestiale di tali atrocità rendono difficile credere che ciò possa essere accaduto in una parte evidentemente civilizzata del mondo. Persino un libro come questo può tentare di dirci una parte soltanto della verità."
Professore Edmond Paris, 'Genocide in Satellite Croatia, 1941-1945,' Novembre, 1961, The American Institute for Balkan Affairs, dall'introduzione.

Parte 12 - FIUME INCUBO
[Estratto] "Persino uno dei più grandi massacri dell'era oscura della storia non avrebbe sporcato il suo nome, Croazia... uccidi, uccidi, gridavano gli Ustashi contro i serbi. E tagliavano le loro teste e gettavano i loro corpi sul fiume Sava che scorreva lentamente e tranquillamente in direzione di Belgrado... "Torna nella tua patria, Torna nella tua patria".
"Né i fascisti, né i nazisti avevano la minima somiglianza con gli Ustashi, erano una fauna assolutamente strana e straordinaria..."
Alfio Russo, "Rivoluzione in Jugoslavia," Roma 1944

Parte 13 - ANTE PAVELIÇ, IL FUEHRER CROATO
[Estratto] "Il vero dominatore [della Croazia della 2a G.M.] era Ante Paveliç, un nazionalista croato zelante e fanatico nemico dei serbi... Paveliç guidava un gruppo terrorista chiamato gli Ustashi... 'un buon Ustasha,' diceva, 'è colui che puà usare il suo coltello per strappare un neonato dal ventre della madre.'
"Partisans and Guerillas, W.W.II," Time-Life books, pag. 87.

Parte 14 - ATROCITÀ INENARRABILI
[Estratto] "Ho iniziato ad avere notizie dalla Croazia che parlano di una montante marea di assassini, di atrocità inenarrabili, di massacri di serbi inermi da parte di croati pazzi furiosi e di mussulmani fascisti nella Croazia bosniaca. Nei piccoli retrobottega di uomini di fiducia, le storie vengono diffuse. Io non posso credere a un quarto di esse. Sfortunatamente, sono presto venuto a sapere che erano una pallida conoscenza della realtà. Uomini che erano giunti a Dubrovnik si recavano con strisce di lingue di serbi e con cesti di occhi serbi da vendere.
Ruth Mitchell, "The Serbs Choose War," Doubleday, Doran, 1943, pag. 148.
La signora Mitchell, sorella del fondatore U.S. Air Force, Generale Bill Mitchell, era a Dubrovnik, in Croazia, nell'Aprile 1941, quando la Jugoslavia venne occupata dai nazisti e gli Ustashi salirono al potere.


Parte 15 - IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI JASENOVAC
[Estratto] "Jasenovac [era] il più grande campo di concentramento in Croazia. Jasenovac era in effetti un complesso di parecchi subcampi, assai vicini tra loro, presso le rive del Sava... istituito nell'Agosto 1941 e smantellato solo nell'Aprile 1945...
"Circa 600.000 persone vennero massacrate a Jasenovac, soprattutto serbi, ebrei, zingari e oppositori degli Ustasha... la condizioni di vita nel campo erano estremamente severe... Un regime particolarmente crudele, e dal comportamento incredibilmente crudele delle guardie Ustashe...
"Gli assassini e gli atti di crudeltà nel campo raggiunsero il culmine nella tarda estate del 1942, quando decine di migliaia si contadini serbi furono deportati a Jasenovac dall'area di combattimento contro i partigiani, nelle montagne Kozara."
'Encyclopedia of the Holocaust,' Vol. 2, pag. 739.

Parte 16 - SE HAI DELLE LACRIME, PREPARATI A PIANGERE
[Estratto] "...è stato stimato che un totale di 200.000 persone morirono [a Jasenovac] durante solo il 1941-1942! Folle di bambini serbi vennero bruciati vivi in vecchi forni per mattoni, trasformati in forni crematori.
"Vjekoslav Luburic, comandante in capo di tutti i campi croati, annunciò la grande efficienza di questo massacro, in una cerimonia del 9 Ottobre 1942... durante il banchetto seguente, riportò con orgoglio: "abbiamo sterminato qui a Jasenovac più persone di quanto fosse capace l'Impero Ottomano durante l'occupazione dell'Europa.'"
Professor Edmond Paris, "Genocide in Satellite Croatia 1941-1945," The American Institute for Balkan Affairs, edizione 1961, pag. 132

Parte 16 - UNA NOTTE
[Estratto] "Nei campi di concentramento di Jasenovac, nella notte del 29 Agosto 1942, furono emanati gli ordini di esecuzione. Scommesse furono fatte su quanto grande sarebbe stato il numero di giustiziati. Peter Brzica sgozzò 1.360 prigionieri con uno speciale coltello da macellaio. Avendosi proclamato vincitore della competizione, venne eletto Re dei tagliagola. Un orologio d'oro, un servizio di posate d'argento e un maiale arrosto con vino furono i suoi premi..."
Avro Manhattan, "The Vatican's Holocaust," 1986, pag. 48.
Durante la seconda guerra mondiale, il sig. Manhattan era operatore radio presso "Radio Freedom" che era rivolto all'Europa occupata.

Parte 17 - IL PASSATO RITORNA...
[Estratto] "Non vi sarà ritorno al passato, al tempo in cui i serbi costituivano il cancro nel cuore della Croazia, cancro che distruggeva la nazione croata e che non permetteva al popolo croato di regnare a casa sua, di portare la Croazia a una vita indipendente e sovrana, sotto questo grande, azzurro cielo tra la comunità di stati sovrani... essi (i rifugiati serbi cacciati dalle loro case dall'esercito croato) non hanno avuto il tempo di prendere con sé la loro sudicia moneta straniera e le loro cianfrusaglie. " Radio croata, trascritta dalla BBC Summary of World Broadcasts, 28 Agosto 1995
Tale estratto proviene da Tudjman, Presidente dello stato indipendente di Croazia. Questo stato è modellato su suoi predecessori nazisti.
È stato creato quando la Croazia è violentemente separata dalla Jugoslavia nel Giugno 1991, come diretto risultato della strategia USA-Germania di impiego delle forze terroriste per spezzare la Jugoslavia. Tudjman parlava durante un viaggio in treno in ciò che era la Krajina serba, in Croazia nell'agosto 1995. Addestrate delle forze armate USA, armate dai tedeschi, con l'appoggio aereo dei caccia-bombardieri statunitensi, l'esercito croato aveva cacciato circa 250.000 serbi dalle loro terre natie.
I contadini serbi che avevano vissuto e coltivato la terra nella Krajina per più di 400 anni, ma che il 'New York Times' chiama 'ribelli', dando legittimità a quest'incubo. Il 'New York Times', titolava le foto, che mostravano i rifugiati serbi cacciati dall'offensiva neo-Ustashi: "Migliaia di serbi sono stati scacciati dall'offensiva croata che rioccupava i tre quarti del territorio occupato dalle forze serbe nel 1991."

The New York Times, 10 Agosto 1995. Traduzione di Alessandro Lattanzio



miércoles, 26 de octubre de 2011

Los masones que frenaron a Adolf Hitler

Los masones que frenaron a Adolf Hitler



El pasado 1ro de septiembre se cumplió setenta años del estallido de la Segunda Guerra Mundial.Un austriaco tarado, inflamado de odio, podrido de fanatismo y corroído de complejos, arrastraba al mundo hacia la más devastadora orgía de sangre, fuego y dolor de la historia de la humanidad. Los primeros meses, los tanques nazis arrollaron Europa. Pocos dudaban de su triunfo.

Sin embargo, un masón, Winston Churchill, iba a cruzarse en el camino de Hitler. Sin aquel Hijo de la Viuda hubiera sido concebible un Hitler septuagenario gobernando un gran Estado pangermánico extendido desde el océano atlántico hasta los Urales. La democracia seguramente sería hoy una “idea nociva” y miles de policías harían resonar sus botas brillantes en las calles. Cárceles, cunetas y cementerios rebosarían de “enemigos de la ley, el orden, la patria, los valores y la familia”.

Pero el coraje de aquel masón legendario cambió la historia universal y gracias a este Hijo de la Luz aquella pesadilla no es ya una fuerza política relevante. Sir Winston Churchill se inició en la masonería el 24 de mayo de mayo de 1901 entre las columnas de la Logia Studholme de Londres. Político, periodista, orador, historiador, biógrafo, humorista, premio Nobel de literatura… aquel masón comandó Inglaterra durante Segunda Guerra Mundial desplegando un vigor desbordante.

El día de la victoria recibió, en el Parlamento, la ovación más grande jamás tributada en aquel foro. Combatiente en diez guerras, trece veces ministro, presidente del Gobierno, más de ocho mil discursos parlamentarios, cientos de artículos y reportajes…convierten a este Hijo de la Viuda en uno de los hombres más grandes de la historia.

Su mandil de maestro masón, donado poco antes de su muerte, puede contemplarse en el museo de la Gran Logia de Inglaterra en Londres.

El otro masón que aplastó la cabeza inmunda del tarado nazi fue Franklin Delano Roosevelt. Nacido en Hudson en 1882, aquel Hijo de la Luz resultó elegido cuatro veces presidente de los EEUU. Recibió una nación en quiebra y la encumbró al puesto de primera potencia económica y militar..

Las oportunas medidas de intervención económica proporcionaron a los norteamericanos niveles de bienestar e igualdad desconocidos. Con él, por primera vez, una mujer ocuparía un puesto de responsabilidad en un equipo presidencial. El gobierno de aquel francmasón se ocupó de lo que realmente importaba a los ciudadanos: sanidad, educación, desempleo, seguridad ciudadana, pensiones… obviamente, la caverna norteamericana babeó de rabia ante el bienestar de la mayoría.

La entrada de la América de Roosevelt en la Segunda Guerra Mundial asestó el golpe mortal a Hitler. En su discurso de 11 de diciembre de 1941 ante el Reichstag, el perturbado racista ya había arremetido contra el presidente de los EEUU, a quien definía como “ese niño rico y francmasón”.

Efectivamente, Hitler siempre odió la masonería. Al igual que Stalin, Mussolini, Franco, y en general los intolerantes, fanáticos y perturbados. De cualquier manera es lógico que los fanáticos, intolerantes y perturbados, quienes desean el mal de la mayoría, odien el antídoto del fanatismo, la intolerancia y la irracionalidad que representa la masonería.

Pero la gente sana, el ciudadano que desea vivir en el sosiego y el bienestar jamás deberá olvidar el legado y ejemplo de Winston Churchill y Franklin Delano Rooselvelt, los dos masones que frenaron a Hitler.

miércoles, 21 de septiembre de 2011

Gustav Wagner


Gustav Wagner

Comandante del campo di concentramento di Sobibor durante la guerra. Arrestato, fuggì dalle prigioni alleate e percorse insieme a Franz Stangl la strada per Roma. Fuggì infine in Brasile grazie all'opera caritatevole del vescovo Hudal.


Alois Brunner

Uno degli ufficiali più spietati che portarono a compimento il programma di deportazione degli ebrei, riuscì a fuggire attraverso la rete ordita dal Vaticano per permettere la fuga dei nazisti. Fuggì a Damasco, in Siria, dove vive ancora sotto il nome di dottor George Fischer, impunito per le centinaia di migliaia di vittime che inviò a Stangl e Wagner affinché le processassero.


Walter Rauff

Criminale di guerra, capo della Gestapo nella Repubblica di Salò e terminale milanese della rete di fuga del vescovo Hudal nel dopoguerra. Partecipò direttamente allo sterminio degli Ebrei, mettendo a punto una innovativa tecnica di morte: A seguito dellangoscia provata da Himmler [ministro degli interni] nell'assistere a una fucilazione di massa di ebrei a Minsk nel 1941, Rauff aveva diretto lo svolgimento del programma per la messa a punto di furgoni a gas mobili nei quali morirono circa centomila persone, per la maggior parte donne e bambini dell'Europa orientale. In seguito alla caduta del regime di Mussolini, nel settembre del 1943 Rauff fu inviato in Italia settentrionale, dove prestò servizio presso le SS nella zona intorno a Genova, Torino e Milano. Ancora una volta il suo incarico era quello di sterminare la popolazione ebrea.

Nella primavera del 1943, il vescovo Hudal entrò in contatto con questo famigerato autore di stragi, incontrandolo a Roma, dove Rauff era stato mandato dal suo superiore Martin Borrmann per sei mesi. In quei mesi furono stabiliti i primi contatti col Vaticano, che avrebbero portato, infine, all'istituzione da parte di Hudal di una rete per l'espatrio clandestino dei criminali nazisti. Con l'aiuto di Rauff, i più alti funzionari della Wehrmacht nell'Italia settentrionale [ed in particolare l'Obergruppenführer Karl Wolff] intrapresero una serie di negoziati segreti per la resa. Allen Dulles, il capo del servizio segreto americano in Svizzera, concluse la resa con le forze tedesche con l'aiuto di intermediari del Vaticano. A questi negoziati venne dato il nome in codice di "operazione Sunrise" e, anche se non abbreviarono la guerra, gli ufficiali nazisti che vi parteciparono sfuggirono ad una dura pena. Sull'operazione Sunrise, Il Secolo Corto ci fornisce ulteriori particolari.

L'operazione era condotta ufficialmente per risparmiare inutili morti, ma il suo scopo reale era invece di evitare che fossero i partigiani democratici italiani a conseguire la vittoria sull'esercito tedesco, poiché ciò avrebbe rafforzato il loro potere. I contatti fra Dulles e Rauff erano cominciati già all'inizio del gennaio 1945. Nel marzo dello stesso anno, le trattative fra OSS e SS erano giunte a un punto talmente avanzato da giustificare una prova concreta di buona fede da parte tedesca. Il 3 marzo Walter Rauff ebbe un incontro a Lugano con Dulles. Lincontro servì per organizzare il rilascio dei prigionieri americani e inglesi che si trovavano nelle mani della Gestapo in Italia. Le trattative proseguirono poi a ritmo serrato. A metà aprile Wolff si recò in Svizzera contando sulla sua reputazione personale presso gli anglo-americani per ottenere garanzie da parte di Dulles che "gli elementi idealisti e rispettabili dellesercito, del partito, e delle SS avrebbero potuto svolgere una parte attiva nella ricostruzione della Germania". Non si trattava quindi soltanto della resa delle truppe tedesche nell'Italia settentrionale, ma di qualcosa che implicava una connivenza futura con i quadri qualificati del nazismo.

Dulles concesse in pratica un'amnistia ufficiosa alle SS. Quasi una pace separata, comprendente non solo la salvaguardia della vita, ma anche la libertà personale e la protezione dell'espatrio verso luoghi lontani e sicuri. Quando, il 29 aprile del 1945, l'esercito tedesco si arrese, Rauff ottenne un falso passaporto a nome di Carlo Comte e affittò un appartamento a Milano. Poi prese la sua copia dei documenti della polizia segreta di Mussolini, che comprendevano le liste degli iscritti al partito fascista, e la seppellì di nascosto fuori città. Sapeva che quei documenti si sarebbero rivelati molto utili nei mesi a venire e la sua previsione si dimostrò corretta. Il giorno seguente, tuttavia, Rauff venne arrestato dagli americani e rinchiuso nella prigione di San Vittore a Milano. Nel giro di alcune ore, arrivò un sacerdote e fece in modo che l'ufficiale tedesco venisse trasferito in un ospedale dell'esercito americano. Rauff venne rilasciato per essere affidato alla custodia della "S Force Verona", un'unità dell'OSS che operava con la squadra di controspionaggio speciale anglo-americana in Italia, comandata da James Jesus Angleton. Tra le altre cose, la S Force era l'equivalente occidentale della sezione anticomunista di Rauff durante la guerra.

NOTA: Angleton e Dulles divennero in seguito, rispettivamente, capo del controspionaggio e direttore della CIA, e mantennero per tutta la durata della loro carriera il controllo esclusivo sui collegamenti tra i servizi segreti americani ed il Vaticano. Rauff fu rilasciato dopo un lungo interrogatorio sulle attività anticomuniste della Gestapo. Monsignor Giuseppe Bicchierai, segretario del cardinale di Milano Schuster, organizzò le cose in modo tale che questi potesse starsene nascosto nei conventi della Santa Sede.

Rauff prese contatto con l'arcivescovo di Genova Siri e andò immediatamente a Milano a lavorare per il Vaticano alla creazione di un sistema per far fuggire clandestinamente i nazisti.

Secondo Il Secolo Corto, dal 1945 al 1949 Rauff, agendo per conto dei servizi segreti americani sotto la copertura di un'organizzazione di aiuto ai rifugiati gestita dal Vaticano, avrebbe fatto partire clandestinamente verso asili sicuri più di 5.000 fra agenti della Gestapo e SS.

Nel 1949 Rauff lascia l'Italia per il Sud America, senza neanche prendere la precauzione di usare documenti falsi: il nome sul passaporto era infatti proprio il suo. Visse tranquillamente in Cile, paese che ne negò l'estradizione anche dopo che fu eletto il socialista Salvador Allende.


Adolf Eichmann

Principale artefice dell'olocausto nella veste di capo del Dipartimento per gli affari ebrei. Nel 1950, Hudal gli fornì una nuova identità, quella del profugo croato Richard Klement e lo mandò a Genova. Lì Eichmann fu nascosto in un monastero, sotto il controllo caritatevole dell'arcivescovo Siri, prima di essere fatto fuggire clandestinamente in Sudamerica. La Caritas ha addirittura pagato tutte le spese di viaggio per permettere a Eichmann di raggiungere il Sudamerica.
Alla fine, Eichmann fu rintracciato in Argentina dal servizio segreto israeliano, rapito, processato e giustiziato a Gerusalemme nel 1962.

RISULTATI DI UNA INDAGINE CONDOTTA

RISULTATI DI UNA INDAGINE CONDOTTA
DAL QUOTIDIANO SECOLO XIX



Le lunghe indagini di Goni, volte a dimostrare che l'immigrazione in Argentina di criminali della Seconda Guerra Mondiale non fu subita passivamente bensì pianificata e organizzata dal governo di Juan Domingo Peron con la collaborazione di ex ufficiale delle SS e con la complicità della Chiesa, accendevano di riflesso i riflettori su Genova.

La città veniva indicata quale luogo di passaggio, soggiorno e imbarco di alcuni fra i più noti e sanguinari ufficiali delle SS e di collaborazionisti francesi e ustascia. La rete di protezione e aiuto dei gerarchi in fuga aveva visto la luce a Genova nel 1947 con l'apertura in via Albaro 38 degli uffici della Daie - Delegaciòn Argentina de Inmigraciòn en Europa - ad opera di Carlos Fuldner, ex ufficiale delle SS di nazionalità tedesco-argentina, inviato speciale del presidente Peron.


Ad occuparsi dell'accoglienza e delle formalità di imbarco verso il Sudamerica erano dei sacerdoti: in particolare il francescano ungherese della parrocchia di Sant'Antonio di Pegli, Edoardo Dömoter, e l'ex ustascia padre Carlo Petranovic e, in almeno un'occasione, del segretario della Confraternita di San Girolamo, a Roma, padre Krunuslav Draganovic.

Sulla scorta di questi elementi, l'inchiesta del Secolo XIX è andata ricostruendo le tappe della presenza in città e dell'imbarco verso il Sudamerica di criminali nazisti come Adolf Eichmann, Klaus Barbie, Eric Preibke, Joseph Mengele, Gerhard Bohne, del capo ustascia Ante Pavelic e dei suoi stretti collaboratori. Il tutto attraverso l'esame e la pubblicazione di documenti - i passaporti della Croce Rossa rilasciati ai fuggitivi, i cartellini di sbarco in Argentina ritrovati negli archivi desecretati del Centro di Immigrazione di Buenos Aires, i rapporti del Foreign Office e dell'intellingence americana, l'esame della corrispondenza di alti prelati vaticani quali monsignor Alois Hudal e il cardinal Eugene Tisserant... - interviste a personaggi coinvolti nella vicenda, interventi di storici e reportage da Buenos Aires, Washington e dal Canada.

Partirono da Genova, con coperture del clero, Mengele, Eichmann, Priebke: "Il Secolo XIX - scrive Le Monde - fornisce date, indirizzi dei nascondigli, nomi e stabilisce connessioni fra tutto ciò, ricordando il ruolo dell'organizzazione Odessa, e pubblicando documenti compromettenti".

Ferenc Vajta
Ferenc Vajta era un criminale di guerra ungherese autore di spietati eccidi di massa.
È stato protagonista attivo della politica clandestina degli emigrati politici sin dal 1932, quando cominciò a impegnarsi in questi campi per ordine del Ministero degli Affari Esteri ungherese.
Fu uno dei principali propagandisti nazisti nei quotidiani patrocinati dalla Germania, aveva lavorato per i servizi segreti ungheresi prima della guerra. Il 10 aprile 1947, Vajta fu arrestato a Roma dalle autorità italiane, ma il 26 aprile venne rilasciato, malgrado si trovasse sulla lista ufficiale dei criminali di guerra e lItalia dovesse consegnarlo come tale alle autorità straniere.
Il rilascio di Vajta era stato congegnato da Pecorari, segretario generale della Democrazia Cristiana [e vicepresidente dellAssemblea costituente] e da Insabato, capo del Partito Agrario Italiano.
Aveva eccellenti contatti in Vaticano, in Inghilterra, in Francia e in Spagna. Inoltre conosceva personalmente il generale Franco, il ministro degli esteri spagnolo Artajo e il cardinale primate di Spagna. Nel 1947, Vajta intraprese un viaggio segreto con Casimir Papee, uno straordinario diplomatico polacco presso la Santa Sede dal 1939, un autorevole membro dellIntermarium [che aveva] collegamenti con i servizi segreti occidentali. Nel corso del loro viaggio i due sincontrano con funzionari dei servizi segreti inglesi e francesi.
A seguito di pressioni da parte del governo ungherese, la polizia italiana emise un mandato d'arresto nei confronti di Vajta. Il 3 settembre, al ritorno dal suo viaggio con Papee, lungherese fu avvisato del suo imminente arresto. Vajta si recò immediatamente a Castelgandolfo, la residenza estiva del Pontefice. La mattina del giorno successivo poté tornare impunemente a Roma, grazie alle sue potenti amicizie: Alcide De Gasperi, che era anche primo ministro, aveva personalmente garantito per la [sua] salvezza. Inoltre egli aveva ottenuto dei documenti falsi, rilasciati dai francesi. A Roma ottenne una breve ospitalità presso un padre gesuita ungherese nell'Università Gregoriana Gesuita, e scappò poi per Livorno con la gente del CIC Gowen, per poi scappare in Spagna. Da quell'anno, si mise a lavorare per gli americani al progetto dell'Unione Continentale.
Il 16 dicembre 1947 arriva a New York con un visto emesso dal consolato americano a Madrid e contrassegnato dalla dicitura "Diplomatico". Negli USA, Vajta incontrò il cardinale Spellmann, il leader gesuita padre La Farge e un gran numero di capi politici emigrati allo scopo di procurarsi appoggi per lUnione Continentale. La visita di Vajta non passò inosservata, e grazie all'intervento dei due noti giornalisti Drew Pearson e Walter Winchell il governo fu sommerso dalla pubblicità negativa.
Vajta fu immediatamente arrestato, e il 3 febbraio 1948 gli ungheresi chiesero la sua estradizione. Gli americani non volevano restituirlo all'Ungheria e finalmente fu cacciato dagli Stati Uniti nel febbraio del 1950 e dopo il rifiuto da parte di Italia e Spagna di raccoglierlo, andò in Colombia. Il Vaticano intervenne e fece in modo che la Colombia lo accettasse e che un piccolo collegio cattolico situato laggiù lo impiegasse. Trascorse il resto della sua vita a Bogotà come professore di economia.

Joseph Mengele

Medico nazista appassionato di "esperimenti"
su cavie umane, compresi i bambini
Sfuggito alla giustizia grazie ad un passaporto del vaticano
che gli ha consentito di fuggire in sudamerica

mengeleFu il dottor-morte, l’angelo nero di Auschwitz, la "primula rossa" del nazional-socialismo, colui che sterminò migliaia di ebrei, utilizzandoli come cavie umane, in esperimenti indicibili, volti a ricercare il gene per la creazione di una pura e sacra razza ariana.

Nato a Gunzburg, il 16 marzo 1911, figlio di una facoltosa famiglia di imprenditori tedeschi, si iscrisse alla facoltà di medicina, conseguendo la laurea nel 1935, con una tesi, di cui fu relatore il professor Mollison, convinto sostenitore della disparità delle razze, che gli procurò un posto da ricercatore presso l’università di Francoforte, ove Mengele fece l’incontro fatale con il professor Ottmar von Verschuer, genetista del reich e teorico della manipolazione genetica, convinto che la chiave per la creazione di una pura razza ariana, fosse da ricercare nel sistema biologico dei gemelli.

Arruolatosi nelle SS, ed autorizzato alle nozze con Irene Schoenbein, allo scoppio della guerra Mengele fu inviato all’ufficio di Poznan per la razza e gli insediamenti umani fino al 1942, quando venne assegnato al corpo sanitario della divisione Waffen SS Wiking, stanziata sul fronte russo; poco più tardi venne ferito, rimpatriato a Berlino e decorato al valore con la croce di ferro di prima classe; ritornato nella capitale, si ricongiunse con il professor Verschuer, divenuto, nel frattempo, direttore del dipartimento di antropologia e genetica del prestigioso "Kaiser Wilhelm Institut"; i due proseguirono i loro studi sulla teoria dei gemelli, rendendosi ben presto conto che la guerra stava offrendo la possibilità di sfruttare direttamente, per le loro ricerche, cavie umane, attingendo alle decine di migliaia di ebrei, deportati nei campi di concentramento.

Il 30 maggio 1943 fu il giorno della svolta: Josef Mengele venne inviato in Polonia, presso il campo di sterminio destinato a diventare l’emblema dell’olocausto, Auschwitz, ove sarebbe, tristemente, divenuto noto come "l’angelo sterminatore", in quanto non solo si occupò delle selezioni dei nuovi arrivati, con assoluto potere di vita o di morte, ma, in via principale, si dedicò alla continuazione dei suoi studi, facendo ricorso allo sterminato serbatoio umano a sua disposizione.

Nel suo laboratorio, presso il blocco numero 10 del campo, si lasciò andare ad esperimenti indicibili, agghiaccianti, aventi ad oggetto, soprattutto, le coppie di gemelli rastrellate nel campo: operazioni senza anestesia, mutilazioni, iniezioni di virus come la lebbra o il tifo. Mengele praticò trasfusioni incrociate tra gemelli, tentò di creare in laboratorio dei fratelli siamesi, cucendoli insieme, iniettò liquido nei loro occhi al fine di mutarne il colore, procedette a castrazioni, sterilizzazioni, congelamenti ed ad altri orrori indicibili.

Il suo laboratorio era un raccapricciante coacervo di ossa feti, organi sottovuoto, cervelli, tutto materiale che veniva inviato a Berlino, al maestro professor Verschuer.

Con l’avvicinarsi della sconfitta l’angelo nero pianificò, meticolosamente, la sua fuga, che lo condusse in Sudamerica, sotto falso nome ("Gregor Helmut") GRAZIE AL PASSAPORTO GENTILMENTE FORNITO DAL VATICANO.

Nonostante la spietata caccia mossagli dal servizio segreto israeliano, riuscì a farla franca e ad evitare la resa dei conti per i suoi spaventosi crimini.

Nessuno è tuttora a conoscenza del vero destino di Mengele; si dice che sia morto il 24 gennaio 1979, per annegamento, a Bertioga, in Brasile, ma in realtà, quelle che sono state le vicende dell’angelo sterminatore di Auschwitz, rimarranno, per sempre, avvolte nel mistero.

I NAZISTI e IL VATICANO


Una strana alleanza


 

Hitler, fervente cattolico (a sinistra lo vediamo mentre si fa fotografare all'uscita di una chiesa, devotamente col cappello in mano e, sotto, mentre intrattiene premurosamente una suora in serafico atteggiamento) ha addirittura considerato "profetica" la sua "missione" rifacendosi al un motto dei re prussiani "Gott mit uns!" (Dio è con noi!).

Evidentemente tanto affetto per la Chiesa Cattolica è stato in qualche modo ricambiato, dato che il Vaticano, come è noto e come racconteremo in questa pagina, si è attivamente adoperato per FAR FUGGIRE IN SUDAMERICA il maggior numero possibile di CRIMINALI NAZISTI, salvandoli dai processi per crimini di guerra e concedendo loro, ivi compreso MENGELE, il medico torturatore di bambini, il PASSAPORTO DIPLOMATICO DELLA SANTA SEDE con tanto di falso nome.

Il riverente ossequio dello Stato italiano nei confronti del Vaticano ha sempre ostacolato una completa ricostruzione storica di ciò che si celava dietro un simile costante ed appassionato interessamento.

Recentemente però, allo scadere dei 50 anni di segretezza, gli USA hanno aperto gli archivi di guerra, (ovvero nel 1995), evidenziando ancora di più le complicità della "santa sede" nelle operazioni di "salvataggio" dei criminali nazisti.

Sorge spontanea la domanda: PERCHE' tanta reciproca amicizia fra Nazisti e Vaticano?
Perché la chiesa cattolica si è sentita in qualche modo "debitrice" e riconoscente nei confronti dei NAZISTI?
Certamente i nazisti e il Vaticano condividevano gli stessi "nemici storici": gli EBREI e i COMUNISTI. ma questo non basta a spiegare i motivi di un affiatamento così coordinato.
La fuga di molti criminali nazisti in sudamerica, la perfetta organizzazione che ha consentito loro di disporre di passaporti della santa sede con falso nome e con incredibile tempestività, il loro inserimento sociale nella nuova patria, prevalentemente l'Argentina, scrupolosamente curato e finanziato dalla chiesa cattolica.... tutto lascia supporre che il Vaticano avesse stabilito già da tempo degli accordi segreti con i nazisti che prevedevano una tale forma di assistenza in caso di disfatta.
Chissà cosa prevedevano questi misteriosi accordi nel caso in cui la guerra fosse stata sciaguratamente vinta dai tedeschi! Nessuno lo saprà mai, sia per la difficoltà di simili ricerche storiche, sia perché i diretti interessati hanno ovviamente i loro motivi per mantenere la più totale ed impenetrabile omertà.
Sotto: Foto di vescovi che partecipano sorridenti a manifestazioni naziste
Spettacolare immagine di vescovi col braccio alzato nel saluto nazista "Heil Hitler!

CIMELI E SIMBOLI CATTO-NAZISTI

CIMELI E SIMBOLI CATTO-NAZISTI
Pagine di storia
TROPPO DIMENTICATE

Ludwig Kaas: CHI ERA COSTUI?
Il partito Nazionalsocialista prese il potere legalmente in Germania il 23 marzo 1933, in virtù di una alleanza tra il partito cattolico Zentrum, guidato dal prelato cattolico Ludwig Kaas ed il partito nazista, che da solo non disponeva della maggioranza parlamentare.
SENZA L'ATTIVO INTERVENTO DELLA CHIESA CATTOLICA PRESSO IL PARTITO DEL CENTRO CATTOLICO, HITLER NON AVREBBE AVUTO PIENI POTERI.
LA RESPONSABILITA' MORALE DEI CRIMINI NAZISTI RICADE QUINDI IN GRAN PARTE SULLA CHIESA CATTOLICA E IN PARTICOLARE SU PIO XII.


Un premuroso Orsenigo intrattiene Goebbels

Il matrimonio cattolico di Goering con Hitler in prima fila.

E' Hitler che va a salutare i vescovi, e non viceversa!
Da notare le onorificenze naziste sul sorridente vescovo a destra.


Ancora Hitler con il nunzio apostolico Orsenigo.

Hitler si faceva fotografare spesso con le
chiese sullo sfondo, per sottolineare la
somiglianza ideologica fra nazismo e
cattolicesimo.
Fondamenti del Nazismo, istruttiva lezione tenuta da un vescovo



Hitler con il nunzio apostolico Orsenigo
Il nome e la reputazione di Orsenigo sono strettamente legati a quelli di Pio XII. Entrò nella diplomazia vaticana grazie a Pio XI, con cui aveva stretto amicizia a Milano prima della Grande guerra, ed era nunzio a Budapest quando fu chiamato a sostituire Eugenio Pacelli, promosso segretario di Stato, alla nunziatura di Berlino. Toccò a lui quindi la quotidiana applicazione del Concordato che Pacelli negoziò con il governo tedesco nelle settimane seguenti. La Santa Sede fece subito qualche concessione al regime.
La Conferenza episcopale tedesca cancellò una precedente delibera con cui aveva proibito ai fedeli l'iscrizione al partito nazionalsocialista e autorizzò i deputati cattolici a votare per i pieni poteri che Hitler aveva chiesto al Parlamento.
SENZA L'INTERVENTO DELLA CHIESA CATTOLICA, HITLER NON AVREBBE POTUTO AVERE PIENI POTERI SU DELEGA PARLAMENTARE!
LA STORIA SAREBBE STATA SICURAMENTE DIVERSA E MOLTI CRIMINI POTEVANO ESSERE EVITATI.


Nazisti fedeli e fedeli nazisti: tutti a messa!

Nazisti escono dalla chiesa con i loro vessilli.

Raduno di preti e vescovi uniti dalla fede... in Cristo? No, nel nazismo.

Vescovi e gerarchi: sempre uniti fianco a fianco.

Il nunzio apostolico Vasallo saluta confidenzialmente Hitler

Hitler: sempre sorridente e cordiale con preti e vescovi.Nella foto: il nunzio apostolico Vasallo.

Svastiche e croci insieme: non è una invenzione del nostro sito, era la realtà delle chiese cattoliche tedesche.
NAZISTI E VATICANO: STORIA FOTOGRAFICA DELLE CONNIVENZE FRA
CLERO CATTOLICO E CRIMINALI NAZISTI

 
20 luglio 1933: il Segretario di Stato del Vaticano, Eugenio Pacelli, che nel 1939 diventerà papa col nome di Pio XII, firma il Concordato fra la Germania nazista e la Santa Sede, ovvero il Reichskonkordat. Nella foto sotto, ripresa da più lontano, è riconoscibile all'estrema destra Giovanni Battista Montini, che in seguito, nel giugno del 1963, diventerà papa Paolo VI.


Fondamenti del Nazismo, istruttiva lezione tenuta da un vescovo

CHI E' QUESTO GIOVANE HITLERIANO?

:CHI E' QUESTO GIOVANE HITLERIANO?


Ricevemmo delle nuove uniformi e dovemmo marciare per Traunstein cantando canzoni di guerra, forse per mostrare alla popolazione che il Führer disponeva ancora di soldati giovani e addestrati di recente.
(Joseph Ratzinger, La mia vita, edizioni San Paolo, pag.34-35)